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LA NUOVA LEGGE SULLA PRIVACY E LA PROTESTA DI WIKIPEDIA

Ormai da circa un mese chi naviga sul web si sarà sicuramente accorto che ogni volta che apriamo un sito nuovo, ci appare il banner che chiede l’approvazione alla nuova legge sulla privacy. Il decreto è stato approvato l’8 agosto dal Consiglio dei ministri, e inseguito c’è stata la pubblicazione dello stesso sulla Gazzetta ufficiale, il nuovo regolamento è in vigore dal 25 maggio 2018 e molte aziende hanno provveduto ad aggiornare i propri siti, ma facciamo un passo indietro.
Uno dei più grandi oppositori alla riforma di questa legge è anche una delle più grandi aziende dell’informazione del web: “Wikipedia“. Infatti proprio l’enciclopedia libera della rete ha protestato nel periodo in cui si stava lavorando a questa legge, e l’ha fatto proprio attraverso i suoi canali oscurando TUTTE le immagini presenti sul suo sito. Questo ha sconvolto gli utenti. Aprendo il sito di “wikipedia” si veniva reindirizzati ad una pagina in cui il team ha pubblicato un lungo articolo che spiegava i motivi che giustificavano questa forma di protesta.

Sono almeno due i cambiamenti alla norma sul copyright che Wikipedia – ma anche buona parte del web – non vede di buon occhio.

ARTICOLO 11

La prima è quella contenuta nell’articolo 11  che dice che ogni stato membro deve assicurarsi che gli editori dei siti di notizie ricevano una “consona ed equa remunerazione” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, cioè da parte delle piattaforme, è la cosiddetta link tax, pensata per costringere gli aggregatori di notizie come Google News a versare compensi a quei siti dei quali – dicono gli editori – Google «si approfitta»
Il testo è stato cambiato e integrato a fine giugno per chiarire che riguarda in particolar modo le piattaforme e che sono esclusi gli utilizzi privati dei link e il loro uso non commerciale, come avviene nel caso di Wikipedia e degli altri progetti “wiki” di conoscenza condivisa.
Il problema è che una norma del genere rischia di colpire soprattutto i siti più piccoli, dato che non ha limiti di applicazione: utenti che condividono tra loro le notizie rischiano di dover iniziare a pagare (peraltro senza che tariffe e modalità di riscossione siano chiare). Google ha già fatto sapere che, se la Link Tax sarà approvata, il servizio Google News in Europa verrà chiuso: è già successo in Spagna e in Germania, dove misure analoghe a quella che ora propone la UE sono in vigore da qualche tempo, e sono stati proprio gli editori (privati del traffico generato da Google News) a rimetterci.

ARTICOLO 13

Un altro punto importante è quello contenuto nell‘articolo 13, che prevede che le piattaforme online esercitino un controllo su tutto ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal copyright e sui quali non si detengono diritti.
Il sistema dovrebbe più o meno funzionare come “Content ID”, la tecnologia utilizzata da YouTube proprio per evitare che siano caricati video che violano il copyright. In questo modo il caricamento potrebbe essere bloccato ancora prima delle diffusione di un video, un file musicale o altri contenuti, evitando la violazione del diritto d’autore.
Il guaio è che il materiale presente nel web è costituito in gran parte da contenuti non esattamente originali ma che spesso sono modifiche di altre opere già esistenti: pensiamo ai meme, o alle Gif animate, alle parodie di cui vivono moltissimi siti (a partire da grandi nomi come Reddit e Facebook). Con l’approvazione dell’articolo 13 tali contenuti non potrebbero più venire creati né diffusi.
In sostanza – come spiega Wikipedia – «La legge sul diritto d’autore riguarda qualsiasi cosa tu faccia su Internet—dal condividere articoli di giornale al caricare le tue foto delle vacanze per contribuire al sapere su Wikipedia».

La nuova legge sulla privacy e sul copyrigh è entrata in vigore il 19 settembre 2018, l’Unione Europea ha infatti alzato gli standard richiesti facendo applicare (dal 25 maggio 2018) a tutti i paesi facenti parte dell’UE il GDPR (acronimo di General Data Protection Regulation in italiano Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati – Regolamento Europeo UE 2016/679).
L’obiettivo di questa nuova legge è quello di permettere ai cittadini europei di avere un controllo maggiore sul modo in cui singoli, aziende ed enti pubblici, raccolgono e utilizzano i loro dati personali, questo cambierà le regole per raccogliere, archiviare e usare le informazioni degli utenti.